Un giorno Brandàn Caraffa,

un giovane poeta di Còrdoba, venne a trovarmi al Garden Hotel dove abitavamo dopo il ritorno dal nostro secondo viaggio in Europa. Mi disse che Ricardo Guiraldes e Pablo Rojas Paz avevano deciso di fondare una rivista che avrebbe rappresentato la nuova generazione letteraria e tutti avevano detto che non si poteva assolutamente lasciarmi fuori da una simile iniziative. Naturalmente ne fui lusingato. Quella stessa sera andai al Phoenix Hotel a trovare Guiraldes che mi accolse con queste parole: - Brandàn mi ha detto che l'altro ieri sera vi siete trovati per fondare una nuova rivista di giovani scrittori e tutti hanno detto che non si poteva lasciarmi fuori -. In quel momento arrivò Rojas Paz e, tutto emozionato, ci disse: - Sono molto lusingato... - Io lo interruppi e dissi: - L'altro ieri sera noi tre ci siamo trovati e abbiamo deciso che in una nuova rivista di giovani scrittori non si poteva lasciarti fuori -. Grazie a questo innocente stratagemma, "Proa" venne alla luce. Ciascuno di noi ci mise cinquanta pesos, il che voleva dire un'edizione di tre o cinquecento copie senza errori di stampa e su bella carta. ma dopo un anno e mezzo, cioè dopo quindici numeri, per mancanza di sottoscrizioni e pubblicità, dovemmo rinunciarvi.
Quelli furono anni molto felici perché ero circondato da molta amicizia. Era l'amicizia di Norah Langue, di Macedonio, di Pinero, e di mio padre. C'era entusiasmo e sincerità nel nostro lavoro, eravamo certi di star rinnovando sia la prosa che la poesia. Naturalmente, come tutti i giovani, cercavo di essere più infelice che potevo - una specie di Amleto e di Raskol'nikov fusi in una persona sola. Ciò che realizzammo allora non valeva nulla, ma la nostra amicizia era incrollabile.

On July 12 2010 Edit






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